Ciociaria in tre giorni: da un papa preso a schiaffi alle acque miracolose
C’è una parte di Ciociaria che non ha bisogno di grandi numeri per farsi ricordare. Basta un castello con i graffiti dei carcerati sui muri, e una cripta definita la “Cappella Sistina del Medioevo”, e un’acqua miracolosa. Tre giorni, sei paesi, nessuna fretta.
Giorno 1 – Anagni e Ceccano: dai Papi ai conti
Si comincia da Anagni, che il Medioevo chiamava già “Città dei Papi”. Quattro pontefici nati qui, e uno che nella storia ci è entrato per il modo sbagliato: Bonifacio VIII, umiliato nel 1303 da uno schiaffo (vero o metaforico) di Guillaume de Nogaret e Sciarra Colonna. La prima tappa è la Cattedrale, romanica. Sotto c’è la cripta di San Magno , autentica meraviglia, con un ciclo di affreschi da non perdere, la visita si conclude con il Museo della Cattedrale. Si prosegue con il Palazzo di Bonifacio VIII che custodisce ancora le stanze dove il papa visse lo smacco. Si entra in città da una delle porte antiche, Porta Cerere o Porta Santa Maria, e da lì il centro si lascia percorrere a piedi senza fretta.
Nel pomeriggio, venti minuti d’auto verso Ceccano. Il suo castello, quello dei Conti de Ceccano, ha avuto una vita che definire movimentata è poco: fortezza medievale, poi carcere fino ai primi del Novecento, oggi di proprietà comunale. Sulle pareti del salone principale si vedono ancora i dipinti fatti dai detenuti a fine Ottocento, e vicino all’ingresso un graffito porta la firma di un prigioniero del 1899. La Chiesa Collegiata di San Giovanni Battista dei primi secoli del Cristianesimo, oggi presenta linee barocche: al suo interno sono conservati preziosi reperti archeologici. Infine merita una nota Castel Sindici, elegante dimora neogotica in pietra calcarea: divenne un punto d’incontro di artisti e intellettuali del ‘900 come Gabriele D’Annunzio.
Giorno 2 – Alatri e Veroli: pietre che parlano un’altra lingua
Alatri si visita per un motivo semplice: le sue mura poligonali, dette ciclopiche, sono tra le più imponenti d’Europa e precedono Roma stessa. Camminarci accanto significa toccare blocchi di pietra calcarea incastrati senza malta, tenuti insieme solo dalla loro geometria. L’acropoli si raggiunge salendo, e da lassù la vista spiega perché ogni popolo che è passato di qui abbia deciso di fermarsi. In città, la Cattedrale di San Paolo e la Chiesa di Santa Maria Maggiore (con un bellissimo gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli), meritano una sosta più approfondita.
A dieci chilometri, Veroli. Qui nella preziosa Basilica di Santa Maria Salome troviamo la Scala Santa che i pellegrini salivano un tempo in ginocchio. Vi accoglie un delizioso e vivo centro storico: le viuzze medievali, gli scorci improvvisi sulla campagna, un pane che da queste parti hanno imparato a fare bene da secoli sono cose che non potete perdervi. A pochi minuti l’Abbazia di Casamari, ma quella è un’altra storia: servirebbe una giornata a parte.
Giorno 3 – Acuto e Fiuggi: il borgo piccolo e la città delle acque
Ultima tappa, e si cambia registro. Acuto è un paese di poche migliaia di anime arrampicato sui Monti Ernici, famoso per il piccolo borgo e il vino Cesanese che si produce intorno. Da segnalare la Collegiata di Santa Maria Assunta, affiancata dai resti del castello medievale (privato, visitabile solo su appuntamento), e la trecentesca Chiesa di San Pietro, in stile lombardo-bizantino. Ma il vero spettacolo di Acuto sono i portali: decine, scolpiti sulle facciate delle case, uno diverso dall’altro, come se ogni famiglia avesse voluto lasciare la propria firma sulla pietra.
Si chiude a Fiuggi, che in realtà sono due città in una. C’è Fiuggi Vecchia (chiamata dai locali Fiuggi Città), il borgo medievale a 750 metri, tutto vicoli, ristorantini, e case in pietra, con il Teatro comunale, l’antico Grand Hotel, il settecentesco Palazzo Falconi e la Collegiata di San Pietro Apostolo del 1617. E c’è Fiuggi Terme, più in basso, dove da secoli si viene a bere l’acqua miracolosa che ha guarito Bonifacio VIII e Michelangelo dai calcoli renali. La Fonte Bonifacio VIII e la Fonte Anticolana, i molti hotel con le spa, un meraviglioso parco di castagni e tigli dal profumo inconfondibile, gli eleganti viali del centro, raccontano più di un secolo di destinazione turistica. Fiuggi è il posto giusto per finire un itinerario così: pensando che, in fondo, tre giorni non sono bastati per scoprire questo pezzo di Ciociaria.
Distanze indicative: Anagni–Ceccano 35 km, Alatri–Veroli 10 km, Acuto–Fiuggi 8 km.
Il percorso segue l’uscita autostradale Anagni-Fiuggi Terme dell’A1, comoda base di partenza e di ritorno.
