Nella terra del Cesanese: due giorni tra vigneti, uliveti e sapori in Ciociaria - Destinazione Ciociaria

Nella terra del Cesanese: due giorni tra vigneti, uliveti e sapori in Ciociaria

Basta fermarsi un istante sulle colline tra Piglio e Serrone per capire dove si è finiti: i filari corrono paralleli fino all’orizzonte, e – seguendo le stagioni – il verde delle foglie lascia il posto al rosso rubino dell’uva pronta per la vendemmia. Qui nasce il Cesanese del Piglio DOCG, l’unico vino rosso DOCG del Lazio, prodotto da un vitigno che in questa terra non ha mai avuto bisogno di spiegazioni. Accanto, meno conosciuta ma non meno interessante, cresce la Passerina del Frusinate, un vitigno autoctono a bacca bianca che dà vini freschi e diretti, lontani dai bianchi standardizzati che si trovano ovunque.

Molte delle cantine della zona, tra quelle storiche e quelle più giovani, hanno scelto negli ultimi anni l’agricoltura biologica o biodinamica. Non è una moda recente quanto sembra: qui la vite si è sempre coltivata seguendo i ritmi della terra, e il biologico ha semplicemente messo per iscritto un’abitudine.

Giorno 1 – Tra i filari del Cesanese

Da Fiuggi a Paliano, lungo la strada delle vecchie stazioni
L’itinerario segue il tracciato dell’antica ferrovia, oggi in parte pista ciclabile, che collegava le vecchie stazioni della zona. Si parte da Fiuggi, si sale verso Acuto (circa 6 km), poi verso Piglio (altri 5 km), quindi Serrone (4 km) e Paliano (9 km), infine Anagni (circa 8 km da Acuto), l’ultima tappa prima di rientrare verso Roma o proseguire nel resto della Ciociaria. Cinque borghi in trenta chilometri, ognuno con le proprie cantine da visitare, quasi tutte a conduzione familiare, dove capita di essere accolti direttamente dal produttore, tra botti invecchiate ed etichette straordinarie.

Il tramonto tra le vigne

Il momento giusto per fermarsi è la sera. Quando il sole comincia a calare sulle colline, la luce cambia colore e i vigneti si accendono di un giallo caldo che dura poco, ma il brindisi al tramonto vale la sosta. Un calice di Cesanese, magari accompagnato da un tagliere di formaggi e salumi locali, oppure – per chi vuole – c’è anche una scelta invitante di ristorazione locale. Così la giornata tra i filari si chiude nel modo ideale: senza fretta, vini di qualità, e un’esperienza culinaria da ricordare.

Giorno 2 – Nelle Città dell’Olio
Il secondo giorno cambia coltura, non ritmo. Da Acuto si va verso Alatri (circa 18 km) e poi verso Veroli (altri 10 km), attraversando alcune delle Città dell’Olio della zona, dove tra gli uliveti si produce un extravergine ottenuto da cultivar locali, spremuto ancora oggi in frantoi che hanno più di un secolo. Vale la pena fermarsi in uno di questi, magari con una fetta di pane caldo bagnato dall’olio appena uscito: è il modo più diretto per capire la differenza tra un olio qualsiasi e uno di queste parti.

I sapori che accompagnano il viaggio

La cucina ciociara segue lo stesso passo lento del resto dell’itinerario. Pane cotto a legna, bruschette con olio nuovo, polenta, sagne e fagioli, i fini fini al sugo, minestre di famiglia, abbacchio, cicoria di campo e formaggi di pecora: piatti semplici, pensati per chi lavorava la terra, non per stupire. L’amaretto di Guarcino, le ciambelle di Serrone e il pane di Veroli tra le cose da portar via, insieme a salumi e formaggi che si trovano nei mercati locali, pieni di piccole storie da raccontare.
La Ciociaria, in due giorni, si vive così: tra vigneti, uliveti, borghi e cantine. Con il passo lento di chi sa che i luoghi più belli non hanno fretta di raccontarsi.

Distanze indicative: Giorno 1, Fiuggi – Acuto: 6 km; Acuto-Piglio: 5 km; Piglio-Serrone: 4 km; Serrone – Paliano: (9 km). Acuto-Anagni (8 km)
Giorno 2, Acuto – Alatri 18 km, Alatri–Veroli 10 km. Percorso pensato per due giorni, ma comprimibile anche in uno solo, per chi ha meno tempo a disposizione.

Vedi tutti gli itinerari